Ci si continua oziosamente a chiedere perché gli uomini stuprano le donne, eppure la risposta ce l’abbiamo sotto il naso: perché lo stupro è legale!
Si chiama prostituzione ed è stupro per antonomasia perché avviene senza alcun desiderio della donna: basta pagarla. Il verbo prostituire, infatti, viene da prostrare cioè gettare per terra, abbattere, maltrattare.
Si dice che quello della prostituta è il mestiere
femminile più antico del mondo, se fosse vero (e non lo è), sarebbe dunque altrettanto vero che il mestiere maschile più antico del mondo è quello di fare gli stupratori stante che perfino gli dei sono occupatissimi ad inseguire le donne e stuprarle.
La verità è un’altra: il mestiere femminile più antico del mondo è quello di fare la madre e non certo la prostituta, stante che la prostituzione fu inventata e istituita da coloro che dovevano fruirne: i maschi.
Pare infatti che il codice patriarcale di più antica data che si conosca, è il codice Hammurabi che nasce quando, reduci dai saccheggi, dalla distruzione delle civiltà matriarcali e dalla sottomissione delle
donne, gli uomini pensarono di regolamentare l’uso del corpo femminile non soltanto a scopo
domestico e procreativo ma anche a scopo sessuale. Da qui la distinzione tra donna ‘onesta’ destinata a dare la discendenza all’uomo e quindi obbligata ad essere di sua esclusiva proprietà affinché lui sia sicuro della paternità, e donna ‘pubblica’ destinata
all’uso sessuale indiscriminato e collettivo. Da qui anche l’uso di stuprare le donne del nemico e farne bottino di guerra giacché lo stupro di una donna viene considerato non un crimine contro di lei che perde l’attributo di persona-donna ma contro la proprietà di un altro uomo.
In epoca successiva, emerge la figura di Salomone del quale a lungo fu celebrata la saggezza per avere istituito luoghi destinati alla prostituzione ed averli situati lontani dalle città affinché fosse confermato il distinguo donna onesta – donna pubblica e, con esso, fosse garantita la filiazione legittima.
Nella Roma antica abbiamo i pubblici bordelli dove le prostitute vengono munite della ‘licentia stupri’ un documento che attestava il diritto di qualsiasi uomo di abusarla liberamente. Prostituta diventava automaticamente anche la donna onesta che, macchiatasi di adulterio, veniva data in pasto alla plebe.
A rinforzare il principio che la donna è un volgare contenitore e che il vero donatore della vita è l’uomo, da Aristotele a Galeno, lo sperma viene definito: sangue perfetto, scintilla di fuoco stellare,

veicolo del pneuma (anima) e, successivamente, ‘kinesis’, energia vitale, cioè vita. E se si pensa che Girolamo Fracastoro afferma che: ‘La donna non è nulla, non vale nulla, è un vaso, un sacco, il cui interno è spregevole’, si può facilmente capire perché dalla donna in sé alla donna prostituita il passo è breve, anzi brevissimo.
Per la serie: al danno, la beffa.
Infatti: Parent-Duchateler definisce la prostituta ‘donna-fogna’, Sant’Agostino la definisce ‘il pozzo di casa’ (sinonimo di fossa biologica), Oddone di Cluny ‘sacco di sterco’ e Bernardo di Chiaravalle sacco di immondizia’. Le prostitute, dunque, sono sempre state considerate la feccia della società e
l’obbrobrio della specie umana necessarie ai bisogni fisiologici maschili alla stessa stregua di una latrina. La scienza medica di fine Ottocento per le proprie sperimentazioni che anticipano sinistramente quelle del dott. Menghele (SS), usa come cavie (vive) i corpi delle prostitute e degli ebrei in quanto
gruppi inferiori per definizione. E com’è noto, saranno donne nella stragrande maggioranza dei casi, le vittime bruciate vive dall’Inquisizione con l’accusa di stregoneria perché erano donne che conoscevano
le proprietà terapeutiche delle erbe, dei rimedi naturali e della natura del corpo umano, curavano mille malattie, e soprattutto erano donne che spesso rifiutavano di sposarsi. Quindi libere.
Quindi puttane.
Quindi streghe.
Fino al 1996, in Italia, riprendendo il principio di Hammurabi, la violenza sessuale è definita dalla legge non un crimine contro la persona violentata ma ‘un delitto contro la morale’, definizione che rispolvera il concetto di stupro inteso come crimine contro la proprietà di un altro uomo. Com’è noto, lo stupro accompagna tutte le imprese belliche. Ma il caso più raccapricciante è quello di Nanchino
definito dagli storici ‘indicibile’ per l’orrore di cui gronda e passato alla storia con la definizione di “lo stupro di Nanchino”.
Nanchino 1937
Le donne furono razziate, legate e ripetutamente e ferocemente stuprate. Non vennero risparmiate nemmeno le anziane che, in segno di oltraggio, furono violentate con rami d’albero e canne di bambù.
Alle bambine furono tagliate le vagine perché troppo strette. Le donne incinte furono squarciate e ne furono estratti i feti e infine furono impalate ed esposte lungo le strade di Nanchino.
Per porre fine a questo scempio (o per meglio organizzarlo?), le autorità militari istituirono le ‘case di conforto’ per l’esercito, dove migliaia di cinesi e coreane venivano quotidianamente picchiate e violentate dai soldati. Miss Vautrin che aveva gestito un collegio femminile e Nanchino, non sopravvisse al trauma per gli orrori cui aveva assistito e morì suicida.
Oggi, la tratta delle schiave, viene organizzata in appositi alberghi o case private dove le donne comprate per la prostituzione coatta, vengono iniziate con lo stupro sistematico e la tortura. Queste strutture sono note alla polizia italiana, all’Interpol, all’Europol, alla Interforze e a tutte le autorità giudiziarie perché i nomi di questi criminali ricorrono nelle denunce presentate dalle vittime. Ma la
tratta continua. Perché nessun essere vivente è capace di raggiungere l’abiezione e la crudeltà esercitate dalla più immonda di tutte le bestie: l’uomo.
Raffaella Mauceri