La sessualità, secondo l’etica cattolica, dovrebbe avere uno unico scopo: la procreazione finalizzata alla conservazione della speciesecondo la divina raccomandazione: crescete e moltiplicatevi. Uno scopo meramente zoologico nel senso che ci assimila alle bestie, e sottintende un rapporto sessuale squallido, sgradevole, mortificante e assolutamente indesiderabile. Invece e per fortuna, l’essere umano attribuisce molteplici scopi alla sessualità, non soltanto il tanto vituperato piacere ma anche quello di creare legami psicologici, amicali, confidenziali, intellettuali, amorosi e quant’altro. Non a caso il moralismo dei vari culti religiosi, che da sempre reprimono la sessualità naturale, sfocia fatalmente in varie forme di sessualità deviata o depravata che dir si voglia.

Ne è un’orribile riprova la pedofilia dilagante tra i clerici che fanno voto di castità (quindi si dovrebbero comportare come se fossero asessuati) per offrirla al loro dio. Resta da capire che se ne fa il loro dio della loro improbabile e assurda castità, cioè della crudele e inutile privazione di esercitare una facoltà fisica e psicologica che secondo le loro credenze, hanno ricevuto proprio da Lui altrimenti detto l’Onnipotente! Il sesso non è un’attività eticamente neutra. Al contrario, quando è consensuale e obbedisce al principio di non procurare nè offesa nè dolore a nessuno ma di essere gradito, ha un alto valore etico! Viceversa se non è consensuale, è violenza, offesa e dolore per chi lo subisce.

Non v’è dubbio che l’ignoranza sul sesso è la conseguenza di un dissennato moralismo che l’ha demonizzato nei secoli a partire daAristotele il quale sosteneva che l’estasi sessuale sovverte la razionalità, che secondo lui coincideva con la felicità.

Nondimeno anche la sessualità può dare felicità, ovviamente di diverso tipo. Celebre, a tal proposito, l’estasi di Santa Teresa che, nella sua mirabile opera, il Bernini mostra in un atteggiamento di rapimento dei sensi: Teresa immagina di essere trafitta da una spada divina, laddove la spada è un evidente simbolo fallico. La sua espressione, infatti, è quella di una donna che con la sola forza del pensiero sta vivendo un orgasmo travolgente, un orgasmo, è il caso di dirlo, “divino”.

Dovunque nel mondo, il sesso è sorvegliato tal quale una forma di terrorismo, tant’è che il matrimonio monogamo non è stato inventato soltanto per assicurare l’autenticità della discendenza ai padri ma anche per ingabbiare la sessualità. E nello specifico, per ingabbiare la sessualità femminile che, a differenza di quella maschile, è notoriamente “inesauribile”. Ma con la simpatica differenza chel’uomo sposato continua ad esercitare una sessualità tutt’altro che monogama per la quale è stato coniato ad hoc un glossario assolutorio: scappatelle, infatuazioni, amorazzi, prostitute, escort…Per la donna sposata, invece, l’imposizione della monogamia trova riscontro nel prezzo che dovrà pagare in caso di trasgressione: ingiurie, vergogna, disonore, botte e punizioni di vario tipo fino al delitto d’onore e al femminicidio. Quale modello di donna, propone infatti la Chiesa cattolica, da prendere a divino esempio? Un modello assurdo e irraggiungibile: la Madonna, alias la Beata Vergine, vergine prima durante e dopo la maternità.

E a seguire, il modello delle sante: a volte margini ma sempre vergini, la verginità della santa infatti è considerata prioritaria rispetto al suo eventuale martirio o al suo zelo religioso, e perfino allo status di dottore di Chiesa. Lo stesso non vale per gli uomini. Da nessuna parte nel calendario liturgico si trova un santo maschio descritto come vergine. Può essere descritto come sacerdote / vescovo / papa / religioso / missionario / martire / apostolo / dottore della Chiesa, o una combinazione di questi attributi, ma mai come vergine. Anche se ha fatto voto di castità e non ha mai fatto sesso nella sua vita, non viene mai chiamato vergine.

Ciò detto, fa semplicemente venire l’orticaria la frase asciutta e lapidaria con cui giorni fa, in tutti i tg il papa ha liquidato due questioni di fondamentale importanza nella civiltà delle scelte di un popolo: “No all’aborto – ha detto – e No all’educazione sessuale nelle scuole”. Laddove, da papa rivoluzionario come qualcuno immeritatamente lo ha definito, avrebbe fatto meglio a dire: “No alla pedofilia dilagante nella nostra Chiesa e basta con il celibato che nessuno ha mai chiesto ai ministri della religione cattolica e che viene sostituito con pratiche sessuali depravate e violente”.

La castità, la fedeltà, il matrimonio, la monogamia, la famiglia nucleare…nulla di tutto ciò che è stato imposto dalle religioni come regole morali, esiste in natura. E andare controcorrente rispetto alle regole della natura non soltanto è difficile e faticoso ma produce enormi sofferenze e infinite disobbedienze. Fino a quando, di dobbedienza in disobbedienza, cambiano le regole del gioco.

Un esempio di questo fenomeno ce lo offre un dato statistico: ogni anno, nel nostro paese, si celebrano 10.000 (dicasi diecimila) matrimoni in meno, stante che sempre più numerose sono le coppie che preferiscono convivere liberamente piuttosto che firmare un contratto matrimoniale come se lui e lei si acquistassero a vicendaalla stessa stregua di un’auto, un frigorifero o una lavatrice.

Contestualmente, le chiese sono sempre più deserte e all’Angelus domenicale, piazza San Pietro, con grande imbarazzo della gendameria vaticana, è sempre meno affollata. Ciò non toglie che a quell’enorme signore vestito di bianco che predica un mondo senza muri, devono essere ugualmente garantiti, tutt’attorno alla piazza vaticana, controlli serrati e costosissimi: poliziotti e gendarmi schierati, cecchini sui tetti nei palazzi intorno all’area e agenti in borghese mescolati tra la folla.

Nel frattempo, controlli con i metal detector per accedere a San Pietro e grandi vasi di cemento impediscono l’accesso alle auto da via della Conciliazione. Tutto ciò malgrado, qualcuno prevede che non è così lontano il giorno in cui, all’Angelus, questo o il prossimopapa si affaccerà alla finestra e troverà piazza San Pietro vuota.

 

Raffaella Mauceri