Più la stampa si ostina a dire che “lui” l’ha uccisa perchè l’amava e non accettava di vivere senza di lei, e più le femministe ci ostiniamo a dire che l’amore non uccide, e chi si macchia del delitto di femminicidio perché non vuole prendere atto della fine di una relazione, è un assassino e basta. Un tizio che usa la parola amore come arma per far scattare nella sua ex il rimorso e i sensi di colpa, e quindi ricattarla. E se e quando la donna si accorge che la relazione diventa ogni giorno più pesante, più insopportabile, più soffocante e ad un certo punto decide di troncarla, è molto tardi, a volte troppo tardi.

Ma sembravano così innamorati – dicono stupiti gli amici, i conoscenti e i vicini di casa – Non avremmo mai immaginato una cosa simile!” E già, come se non ascoltassero mai un telegiornale, come se non avessero mai sentito dire che spesso la vittima è la migliore alleata del suo carnefice, stante che non solo sopportava la sua immonda gelosia, ma fingeva che la loro relazione andasse a gonfie vele. Dopotutto alla gente basta poco per crederci stante che l’apparenza inganna e a quanto pare agli altri basta e avanza. Ma dopo la tragedia, chi spiegherà ai bambini che restano senza madre che la gelosia delirante di un uomo che si riteneva il suo proprietario unico e assoluto, non ha nulla a che vedere con l’amore? Chi dirà loro che quella cosiddetta e maledetta gelosia ha, invece, il colore e il sapore della morte?

Assassini e nient’altro che volgari e spietati assassini, insufficienti a sé stessi e pericolosi per chi di loro si fida. Uomini che non hanno mai amato né la donna che hanno ucciso né i figli cui hanno tolto la madre. Uomini che spesso hanno vissuto stando al centro del loro piccolo mondo privato per “rifarsi” della frustrazione di essere dei miserabili falliti sul lavoro e nella società.

Anna Costanza Baldry, eccellente e apprezzata studiosa del fenomeno che ho avuto il piacere di conoscere e che purtroppo ci ha lasciati precocemente, ha dedicato uno dei suoi ultimi lavori proprio agli orfani di femminicidio. “Orfani speciali” li chiamava, forse perché perdere i genitori in età avanzata è una legge di natura, ma perdere la madre quando si è ancora bambini o adolescenti per mano del padre e con efferata violenza per una causa abbietta qual è la gelosia, è un’esperienza devastante e inaccettabile. “Orfani speciali”, dunque, perché la loro vita è stata stravolta tal quale come quella di chi perde i genitori in guerra sotto le bombe. Anche se qui parliamo di una guerra in formato ridotto, familiare, logorante, quotidiana, combattuta fra le mura domestiche, a volte per anni.

Ma alla stampa tutto questo poco importa, la stampa non fa lo sforzo di andare alle radici culturali del problema. La stampa in Italia è “maschia” perfino quando a scrivere il pezzo di cronaca è una mano di donna, e giustifica l’assassino con le solite espressioni assolutorie: “folle gesto”, “in preda alla disperazione”, “non riusciva a vivere senza di lei”, “si è perfino suicidato” (e non poteva farlo senza trascinare sottoterra anche la compagna?)… frasi ormai standardizzate che parlano alla pancia dei lettori e descrivono il quadro melodrammatico, falso e paradossale di un uomo innamorato e una malafemmina ingrata e senza cuore.

E le istituzioni? Chi più chi meno tutte inadeguate, tutte fallimentari. Nella prevenzione, nella tutela e nella riparazione. Viceversa non saremmo fermi ai soliti numeri della strage. Perché in questo paese prevale, inestinta e inestinguibile, la cultura del patriarcato, del padre-marito-padrone, dell’onore maschile e del disonore femminile … e il femminicidio continua.

Dal 2000 a oggi le donne vittime di femminicidio nel nostro Paese sono state TREMILA. E laddove nel 2014/15 sembrava che stessero calando, nel 2016 i femminicidi sono tornati a crescere: più di uno ogni 3 giorni. Lo dice il quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Siamo stanche e stufe del cordoglio pubblico, quel cordoglio generale cui fa eccezione soltanto la chiesa cattolica e i suoi papi, ai quali evidentemente non importa un fico secco delle donne morte ammazzate. Siamo stanche e stufe dei cortei, degli striscioni e delle fiaccolate. Basta chiacchiere! Vogliamo meno chiasso e più idee che funzionano. Vogliamo leggi più efficaci. Vogliamo fatti, fatti e ancora fatti. Avete presente?

Raffaella Mauceri