Actung, actung! la pedofilia nella Chiesa non è colpa degli abusi di potere, del clericalismo, del mostruoso deficit formativo su affettività e sessualità nei seminari, e così via come dicono Francesco e i suoi collaboratori. Nossignori. E’ colpa della rivoluzione sessuale del ’68 che ha “creato” la pedofilia. Lo ha detto Ratzinger. Ed è scoppiato un terremoto. Secondo il papa teologo, infatti, il nemico non sarebbe dentro ma fuori dalla Chiesa che è stata corrotta dal mondo e dal diavolo sempre in agguato.

Adele Orioli segretaria nazionale dell’Uaar

Come ha potuto, dunque, in quel clima libertino e immorale creatosi negli Anni 60, sempre secondo Ratzinger, maturare pure il Concilio Vaticano II che ha messo in soffitta la teologia morale ovverosia “la tradizione” e con essa la differenza fra bene e male? Perché è ormai risaputo che nelle società senza Dio essendo tutto autorizzato e permesso, nasce anche la pedofilia. O no? Così, ripetiamo, la pensa il papa tetesco di Cemmania, a capo della Congregazione per la dottrina della fede dal 1981 al 2005 e successivamente, alla guida della Chiesa di Roma come Benedetto XVI dal 2005 al 2013, cioè fino alle clamorose dimissioni. In verità un’interpretazione bislacca, la sua, e in odore di tentativo di eludere, schivare, aggirare il motivo vero, il motivo di fondo per il quale la chiesa cattolica sta vivendo la nera stagione dell’abbandono. Un fatto certo e visibile stante che sono almeno dieci milioni gli italiani che non mettono più piede in una chiesa cattolica e che non praticano alcun’altra confessione. Dieci milioni che le statistiche hanno classificato come atei o agnostici di fatto.

Molti se ne saranno dimenticati ma il primo articolo su questo tema apparve su La Repubblica nel lontano 2001, un articolo dal contenuto di portata epocale che prendeva le mosse dalle stesse dichiarazioni dei vescovi i quali denunciavano e paventavano “una vera e propria eclissi morale”. Già allora infatti la Cei riconosceva che solo una minoranza del popolo italiano frequentava le parrocchie, e il celebre studioso Massimo Introvigne precisava che soltanto il 40% degli italiani aveva un rapporto organizzato con le strutture ecclesiastiche. Tant’è che i vescovi lanciarono una “pastorale della santità” contro l’incalzare del tanto temuto ateismo descrivendolo come un’immane disgrazia, un imbarbarimento destinato a precedere la catastrofe finale. Non un larvato accenno ai secoli in cui l’acme dell’imbarbarimento fu raggiunto proprio dalla chiesa cattolica con il suo macroscopico eccidio di “eretici” e di “streghe”. Non una presa d’atto della profonda ignoranza e della efferata crudeltà con cui si sbarazzava degli oppositori ai loro dictat e ai loro dogmi. Non un vago sospetto che fu proprio la chiesa cattolica a far sì che l’idea rudimentale di un dio creatore avesse sempre meno adepti. Perché così come al tempo dell’olocausto nazista si diceva “Se ci sono i campi di concentramento non c’è dio”, alcuni secoli prima si poteva ben dire “Se c’è la Santa Inquisizione non c’è dio”.

Ma torniamo all’oggi. Ratzinger afferma di avere avuto contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso santo padre per la stesura, la pubblicazione e la diffusione di un suo piccolo pamphlet di 18 paginette, dedicato allo sconcertante problema dell’abuso sessuale sui ragazzini “che – dice il libricino – ha contribuito significativamente all’indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti”. Non facciamo fatica a crederci, al contrario è il minimo che possiamo fare, specie davanti a certi aneddoti pruriginosi come questo: «Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede” (sic!). Una sorta di Chiesa boccaccesca dove finalmente, dopo secoli, il sesso e il diavolo sarebbero tornati fra noi come ai bei tempi dei roghi medievali. Sta di fatto che chi parla dal pulpito si trova davanti ad una società che pullula di agnostici, razionalisti, relativisti, scettici e atei riuniti in un folto numero di associazioni.

Sonia Eggerickx vicepresidente mondiale dell’Iheu

La più nota delle quali in Italia è sicuramente l’Uaar Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, un’associazione filosofica non confessionale di promozione sociale, nata informalmente nel 1987 ma costituitasi legalmente il 18 marzo 1991, che al 2017 dichiarava 3.553 associati in continua crescita e ha casa (di sua proprietà) a Roma. Impossibile contare le associazioni analoghe sparse per il mondo. Pare comunque che la più imponente sia l’Iheu Unione Internazionale Etico Umanista, dal 1997 con sede a Londra, che ai massimi livelli (Onu, Unicef, Unesco, Consiglio d’Europa) rappresenta le Organizzazioni laiche confederate di 75 Paesi, con oltre 5 milioni di aderenti. Praticamente un colosso. L’Iheu illustra i principi e le attività dell’Umanismo internazionale, informando sui Congressi, sulle Organizzazioni e sui gruppi membri dei singoli paesi, nonché sui relativi periodici. Oggi, l’Italia vi è rappresentata dalla succitata Uaar e dall’Associazione del Libero Pensiero “Giordano Bruno”.

Chi lo ha letto dice che il piccolo pamphlet di Ratzinger si presta ad una pluralità di interpretazioni sulla crisi che ha scosso la Chiesa dalle fondamenta. Nel frattempo in Vaticano, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, sono allo studio linee guida destinate a tutte le chiese nazionali per toccare il delicato e nevralgico nodo della denuncia dei vescovi che hanno insabbiato i casi di abuso e violenza. Nel frattempo avanza inesorabilmente il popolo mondiale degli a-religiosi.

Qualcuno si chiede come mai nonostante la tecnologia e la scienza in generale abbia esplorato e rivelato di tutto di più, le religioni saranno pure in calo ma sopravvivono per buona parte dell’umanità.

La risposta al prossimo articolo.

Raffaella Mauceri