Il primo diritto naturale di un bambino è quello di nascere desiderato dalla madre

Don Avesani ha detto: “Bisogna impedire alla donna di abortire per farle scoprire la sua vocazione: la maternità”. Il (din)Don ribadisce così i confini dentro i quali, secondo la chiesa cattolica, dovrebbe vivere la donna, quelli di un ruolo zoologico, cioè di fattrice domestica alla stessa stregua degli animali da carne e da latte.

Di fatto, se c’è una cosa che gli uomini, molti uomini (soprattutto se clerici come il Don di cui sopra), non sopportano, è il pensiero che le donne possano voler decidere sul proprio corpo. Se però provassero soltanto ad immaginare qualcosa del genere da parte delle donne su di loro, probabilmente impazzirebbero di collera e farebbero una ennesima strage di donne. Avete letto bene: ennesima, perché non crederete mica che il femminicidio di questi ultimi anni sia la prima della storia!?

La loro diffusa e pericolosa intolleranza rispetto alla libertà delle donne, lo prova, ad esempio, il disegno di legge del cattolicissimo Maurizio Gasparri n. 950/2018, che chiede la modifica dell’art. 1 del codice civile sulla capacità giuridica che così recita: “Ogni essere umano ha la capacità giuridica fin dal momento del concepimento. I diritti patrimoniali che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”. Un articolo di cui la Corte Costituzionale ha affievolito la forza di tale riconoscimento argomentando che l’embrione persona deve diventare. Esso infatti, al momento del concepimento, non è certo un essere umano, ma il seme di ciò che potrà o potrebbe diventare un essere umano. Per cui non c’è chi non veda che il ddl Gasparri, chiedendo il riconoscimento del diritto alla vita del concepito, lo contrappone alla donna che lo porta dentro, al preciso scopo di toglierle il diritto di decidere sul proprio corpo. Ergo: la 194 deve essere difesa da chi la strumentalizza a scopo politico/elettorale.
I senatori firmatari del disegno di legge Gasparri avevano già provato nella XVI legislatura a presentare la medesima richiesta, “in modo da anticipare al momento del concepimento il riconoscimento della capacità giuridica, che oggi è, invece, fissato al momento della nascita”, è dunque evidente e lapalissiano che l’obiettivo delle forze conservatrici è di denegare le conquiste ottenute dalle donne italiane in tema di diritti civili fondamentali. Nessuna ritrosia o temporeggiamento dovrà valere al riguardo perché, come nel caso del ddl in questione, il diritto consentito dalla legge 194 di scegliere se e quando divenire madri deve essere difeso ad oltranza.

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La 194 fu voluta dalle donne NON per incrementare il numero degli aborti, ma per eliminare il drammatico numero delle donne che morivano di aborto clandestino, ed eliminare la speculazione dei “cucchiai d’oro”, cioè dei medici abortisti a (lauto) pagamento. La 194 combatte l’aborto con la contraccezione, con la prevenzione, l’educazione alla sessualità e i servizi socio-sanitari. In Italia invece la contraccezione è ostacolata da una mentalità beghina, dalla carenza di strutture pubbliche, dall’assenza di educazione-informazione sessuale nelle famiglie e nelle scuole, e soprattutto da una misoginia feroce che continua a maltrattare le donne. Ma le donne non accettano la logica perversa di chi contrappone l’embrione alla madre, perché chi afferma che la vita dell’embrione è sacra, sappia che due volte di più lo è la vita della madre in quanto vita già compiuta oltre ogni religione e ogni filosofia.

L’aborto non si combatte con i divieti e le minacce terrene o divine, ma con l’impegno comune alla prevenzione, affinché ogni figlio venga al mondo da una madre che lo attende con gioia e non costretta a farlo nascere nell’ignoranza, nella miseria, nella violenza e nell’angoscia.

Il primo diritto naturale di un bambino è quello di nascere desiderato dalla madre. Nascere per costrizione o per abuso, nascere malformati, nascere nella miseria, non è un bel nascere. Per cui chi invita o impone alle donne di tenersi il seme dello stupro, dell’incesto, della violenza, legittima lo stupro, l’incesto e la violenza. Chi si vanta di difendere la vita con la crociata degli embrioni, cominci a difendere i bambini già nati, e cominci a cacciare dalle proprie fila i pedofili, i cacciatori di organi, quelli che li maltrattano, li picchiano, li abusano e li prostituiscono. L’etica pelosa di chi difende l’embrione calpesta il diritto di scelta delle donne. Ma dove non c’è libertà di scelta, non c’è nessuna etica. Ogni donna costretta ad abortire dovrebbe essere risarcita per la violenza (maschile) che subisce.
Conseguentemente, si impone una sola parola d’ordine, “Legge 194: insieme per non tornare indietro”.

Raffaella Mauceri